Mercoledì scorso il Riksdag (il parlamento svedese) ha deliberato sulla proposta governativa 2025/26:279. Essa contiene diverse proposte volte a migliorare la dotazione di personale delle nostre forze armate e, di conseguenza, a rafforzare la difesa della Svezia e dei nostri alleati. Una di queste proposte prevede che gli ufficiali di riserva ottengano il diritto per legge a un congedo dal lavoro, un obiettivo per cui l'Associazione degli Ufficiali di Riserva (Förbundet Reservofficerarna) si batte da tempo. È positivo che si lasci finalmente alle spalle un periodo di incertezza, sia per gli ufficiali di riserva sia per i loro datori di lavoro civili, su quali siano le norme vigenti in materia.

Una notizia meno piacevole è che gli ufficiali, una volta conclusi i loro rapporti di impiego, continueranno a essere soggetti alla leva obbligatoria fino alla fine dell'anno in cui compiono 70 anni. Per chi non è stato ufficiale, l'obbligo di leva continua invece a valere al massimo fino alla fine dell'anno in cui si compiono 47 anni. Non si tratta d'altro che di una punizione per coloro che hanno già dato così tanto alla capacità di difesa svedese.

Il Riksdag è sostanzialmente unanime sulla questione. Nonostante le severe critiche espresse in sede di consultazione sia da noi sia dal Sindacato degli Ufficiali (Officersförbundet), solo il Partito della Sinistra (Vänsterpartiet) ha manifestato perplessità sul fatto che gli ex ufficiali debbano rimanere soggetti a leva fino a 70 anni di età. Il sostegno a questa misura viene motivato con la necessità di preservare le competenze. Su questo siamo d'accordo. Ma la competenza degli ufficiali non si mantiene con la minaccia del carcere, bensì con condizioni di impiego eque, tali da far sì che gli ufficiali vogliano e possano rimanere nei loro ruoli. Su questo fronte, le Forze Armate svedesi e lo Stato come datore di lavoro hanno ancora molta strada da fare. Un percorso che deve iniziare valorizzando tutte le competenze degli ufficiali, offrendo agli ex ufficiali un impiego come ufficiali di riserva.

Quando la Svezia è in guerra, la maggior parte delle restrizioni alla libertà personale si possono giustificare. Probabilmente sono pochi gli ex ufficiali ancora in grado di prestare servizio che non si metterebbero a disposizione in una simile situazione. Ma l'obbligo di leva ampliato vale anche in tempo di pace. Dopo il cambio d'anno, le Forze Armate svedesi potranno richiamare come riservisti, per l'addestramento di richiamo, gli ufficiali che hanno scelto di concludere il proprio rapporto d'impiego. Essi saranno costretti a svolgere un lavoro da cui essi stessi hanno scelto di dimettersi, oppure per il quale le Forze Armate avevano ritenuto che non fossero più necessari.

Ora che l'obbligo di leva viene ulteriormente ampliato, riteniamo che sia giunto il momento per i politici svedesi di riflettere sulla leva obbligatoria e su come debba essere utilizzata. La leva, infatti, non consiste soltanto nel sottrarre giovani di 18-20 anni, più o meno volenterosi, alla loro vita quotidiana per sottoporli all'addestramento di base. Significa anche costringere, in ultima analisi con la minaccia del carcere, persone comuni, di ogni professione e settore, a sottoporsi periodicamente ad addestramenti di richiamo. Durante il servizio obbligatorio viene corrisposta un'indennità pari al 90% dell'indennità di malattia calcolata sul reddito (SGI), fino a un massimo equivalente a uno stipendio mensile di 49.333 corone svedesi. La durata massima degli addestramenti di richiamo è di 240 giorni, ovvero quasi otto mesi. Un periodo lungo da trascorrere lontano dalla famiglia e dalla vita sociale, per di più con una perdita di reddito e condizioni di servizio che spesso implicano condizioni di lavoro a cui nessun dipendente dovrebbe essere sottoposto. È ragionevole tutto questo?

Una prima misura consisterebbe nel limitare la leva prolungata ai soli casi di pericolo di guerra o di guerra effettiva. Se ciò non venisse fatto, una misura adeguata sarebbe offrire un impiego come ufficiali di riserva a tutti gli ex ufficiali necessari all'organizzazione bellica. In questo modo, almeno chi è interessato dall'obbligo ora ampliato avrebbe la possibilità di tornare a essere un dipendente anziché un coscritto.

Ma il cambiamento suggerisce anche che sia giunto il momento di rivedere complessivamente le condizioni dei coscritti, dopo la conclusione dell'addestramento di base (o del rapporto d'impiego da ufficiale). È un gruppo relativamente piccolo della popolazione a dover portare un pesante fardello per il bene dell'intera società.

Tra le persone nate negli anni Novanta, quasi nessuno è soggetto a leva. Tra i nati negli anni Duemila, circa il 10% sarà soggetto a leva. La situazione dei nati negli anni Ottanta e prima dipenderà da come verranno sottoposti agli addestramenti di richiamo, ma anche in questo caso si tratta al massimo di circa il 10%.

Nella misura in cui vogliamo costruire la capacità militare facendo affidamento sui coscritti, è ormai tempo di garantire loro condizioni eque. Secondo la prassi del Cancelliere della Giustizia (Justitiekanslern, l'organo svedese di controllo legale dello Stato), chi viene privato ingiustamente della libertà personale riceve un risarcimento compreso tra 20.000 e 30.000 corone svedesi al mese per la sofferenza causata dalla restrizione della libertà. Chi viene privato della libertà per sottoporsi all'addestramento di richiamo non riceve nulla. Non è ragionevole. Eliminate le perdite di reddito, compensate la restrizione della libertà che l'obbligo comporta e utilizzate personale assunto per le esigenze in tempo di pace.

È tempo che la politica rifletta sul prezzo dell'obbligo di leva.


Magnus Konradsson,

Presidente dell'Associazione degli Ufficiali di Riserva (Förbundet Reservofficerarna)