Dopo due anni di guerra, la pace è finalmente giunta in Svezia. Diverse città sono distrutte, ma una forte solidarietà e uno spirito di ricostruzione pervadono il paese. I cittadini lavorano fianco a fianco per ricostruire ciò che era e al tempo stesso per guarire dalle ferite della guerra. Durante il conflitto, alcune aree del territorio erano sotto controllo svedese mentre altre erano occupate o riconquistate. Nelle zone precedentemente occupate si ripristina ora l'infrastruttura, mentre il sistema giuridico svedese viene reintrodotto. Sulla scia del ritiro dell'aggressore, vengono avviate numerose indagini per crimini di guerra al fine di chiamare i responsabili a rispondere delle proprie azioni, mentre molti cittadini svedesi vengono arrestati e incriminati per collaborazione con il nemico. Il sostegno internazionale affluisce, contribuendo a creare stabilità e fiducia nel futuro. Nonostante i tempi bui, esiste una forte volontà di costruire una Svezia migliore e più sicura.
Prima della brutale e su larga scala invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, erano in pochi a poter anche solo immaginare che la guerra potesse raggiungere i confini svedesi. Il contesto internazionale è tuttavia cambiato, rendendoci dolorosamente consapevoli del fatto che nessuna nazione è immune dal conflitto armato. La visione svedese della sicurezza nazionale e della difesa si è trasformata, costringendoci a rivalutare strategie e priorità precedenti. Sempre più persone parlano ora della guerra, mentre sono ancora pochi quelli che discutono del dopoguerra. Ciò non è di per sé sorprendente, poiché è umano concentrarsi su ciò che è più immediato. Questo orientamento si riflette sia nel dibattito pubblico sia nella ricerca. Un esempio evidente è il rapporto del FOI, ormai risalente a dieci anni fa, intitolato Difesa civile: una rassegna della ricerca (Civilt försvar - en forskningsöversikt), nel quale l'autore Fredrik Lindgren analizza una ottantina di rapporti scientifici. Dalla sua analisi (p. 36) emerge, tra l'altro: "Considerando la distribuzione tra le diverse fasi del lavoro sulla difesa civile (prima, durante, dopo), l'osservazione più evidente è che la fase 'dopo' è trattata in misura molto ridotta nel materiale esaminato. Nessun rapporto ha questa fase come focus della trattazione." Questa osservazione non segnala soltanto lacune nella ricerca, ma evidenzia anche la necessità di una discussione più approfondita sulle sfide che possono emergere in un eventuale dopoguerra.
Apriamo dunque uno spiraglio su questo tema. Quando la guerra giungerà finalmente al termine, potremmo trovarci di fronte a una realtà in cui porzioni del territorio svedese sono state occupate dal nemico. In alcuni luoghi i combattimenti possono essere stati violenti, mentre altre aree possono essere state risparmiate dagli scontri diretti. Nelle zone che si trovavano sotto il controllo dell'aggressore, la potenza occupante può aver stabilito una propria struttura amministrativa, compreso un corpo di polizia. Tenendo presente ciò, la ricostruzione civile e delle forze dell'ordine potrà variare notevolmente a seconda di quanto un'area sia stata esposta e colpita durante la guerra. Una delle numerose sfide che ne possono derivare riguarda il modo in cui la società, polizia inclusa, dovrà rapportarsi agli individui (ad esempio i dipendenti pubblici) che hanno lavorato per la potenza occupante durante il conflitto. Queste persone possono essere state attratte o costrette a collaborare con l'aggressore in vari modi. Potrebbe trattarsi, ad esempio, di facilitatori indiretti, ma anche di coloro che hanno forse esercitato direttamente torture o violenza letale contro i propri concittadini.
Quando la pace sarà finalmente arrivata, la gioia collettiva per la fine della guerra potrà rapidamente mescolarsi a rabbia e odio verso coloro che hanno collaborato con il nemico. Non è irragionevole pensare che una tale situazione possa portare a richieste di pena di morte. In questo contesto, la società potrebbe trovarsi di fronte al difficile compito di bilanciare le richieste di giustizia e vendetta dei cittadini con la necessità di mantenere un ordine fondato sullo stato di diritto, che non ci riconduca a una giustizia medievale. Questo potrebbe diventare un difficile equilibrio in cui giustizia e riconciliazione devono essere soppesate l'una contro l'altra, preservando al contempo l'integrità della società e i valori umanitari. Accanto ai politici eletti, anche il sistema giudiziario svolgerà un ruolo centrale in una tale situazione.
Per ripristinare la fiducia nel sistema giuridico, la polizia dovrà tra l'altro garantire che le indagini sui crimini di guerra e sulla collaborazione con il nemico vengano condotte in modo accurato, trasparente e imparziale. Si tratta di conquistare la fiducia dei cittadini e di chiarire che la giustizia viene amministrata in modo legittimo. Parallelamente, la polizia dovrà operare per mantenere l'ordine pubblico nelle aree precedentemente occupate, il che implica la gestione di eventuali conflitti e minacce alla sicurezza che possono emergere quando queste comunità vengono reintegrate.
Dalla storia possiamo trarre numerose lezioni che possono guidarci ora e in futuro. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ad esempio, la polizia norvegese si trovò ad affrontare sfide significative, in parte a causa del vuoto lasciato dall'occupazione tedesca e in parte a causa della ricostruzione strutturale del paese. Diversi poliziotti erano stati costretti a collaborare con la potenza occupante e, dopo la guerra, furono condotte epurazioni all'interno del corpo per rimuovere criminali e collaborazionisti nazisti. Al tempo stesso, furono reintegrati gli agenti che erano stati licenziati o costretti a operare in clandestinità durante la guerra, contribuendo così a ripristinare un corpo professionale e affidabile. La polizia norvegese svolse inoltre un ruolo importante nei procedimenti giudiziari contro i criminali di guerra e i collaborazionisti, gestendo al contempo i flussi di rifugiati, il mercato nero e altro ancora.
Anche se la guerra e i suoi traumi non ci hanno (ancora) fortunatamente raggiunto, il momento di prepararsi è adesso. Integrando gli aspetti del dopoguerra nelle strategie di difesa nazionali, possiamo elaborare piani di difesa olistici e robusti che non solo ci preparino alla guerra, ma promuovano anche una pace duratura e una buona capacità di ripresa. È quindi importante che ampliamo il nostro dibattito sulla difesa fino a includere anche il periodo postbellico. Solo allora potremo essere pienamente preparati a tutte le fasi di un conflitto e garantire che la Svezia non solo sopravviva, ma sia anche in grado di affrontare le conseguenze di una guerra e di guarire dalle sue ferite.
Patrik ThunholmPoliziotto, ufficiale di riserva e scrittore

