La Corte d'Appello ritiene, secondo il proprio comunicato stampa, che sia provato che Peyman abbia acquisito, trasmesso e divulgato alla GRU (Glavnoye Razvedyvatel'noye Upravleniye), il servizio di intelligence militare russo, la grande maggioranza delle informazioni oggetto dell'imputazione.
Le indagini preliminari sono in corso dal 2017 e sono state condotte dalla Säkerhetspolisen (SÄPO, il Servizio di Sicurezza della Polizia svedese) sotto la direzione di due pubblici ministeri dell'Unità Nazionale per i Reati di Sicurezza. L'attività di intelligence si era basata su informazioni secondo cui qualcuno all'interno del sistema di intelligence svedese aveva offerto dati a una potenza straniera. I reati sarebbero stati commessi tra il 2011 e il 2017, e l'acquisizione delle informazioni sarebbe avvenuta quando Peyman Kia era impiegato presso le Forze Armate Svedesi (Försvarsmakten) dal 2011 al 2014 e presso la Säkerhetspolisen dal 2014 al 2015, secondo il comunicato stampa della Säkerhetspolisen.
- Si tratta di un caso unico che ha comportato grandi sfide per gli imputati e i loro difensori, ma anche per il sistema giudiziario, sia per quanto riguarda la garanzia del diritto assoluto degli imputati a un processo equo, sia per il mantenimento del rigoroso regime di segretezza che tutela in ultima istanza la sicurezza della Svezia, ha dichiarato il presidente della Corte d'Appello Ragnar Palmkvist, che ha presieduto il procedimento, nel comunicato stampa della Corte d'Appello di Svea.

